Tolo Tolo, Recensione

Chi l’ha detto che in Italia il cinema non piace? Sfatiamo questo mito, agli italiani il cinema piace, eccome. Piuttosto diremmo, in Italia i film non avranno effetti speciali o attori pluripremiati da Hollywood, ma sono carichi di contenuti e molto noti sono soprattutto quelli comici; su questi ultimi vorrei soffermarmi.

Ieri ho avuto finalmente la possibilità di guardare “Tolo Tolo” un film di Checco Zalone, un film che in una settimana ha fatto 41 milioni di incassi.

Parliamo di numeri da record; alla prima dello spettacolo i cinema erano pieni zeppi, le prenotazioni erano esaurite e tutti in giro ne parlavano e fremevano dalla voglia di vederlo. È la magia del cinema. Tutto di fronte ad uno schermo enorme, con un sacchetto di pop corn in una mano e le bevande nell’altra, sembra avere un sapore diverso. Il cinema fa bene alle persone, le fa crescere, dà loro la possibilità di guardare il mondo con occhi diversi. Potremmo dire che il cinema è l’unico luogo dove le fantasie o le cose astratte possono essere concretizzate, e come qualcuno scrisse: “Il cinema aiuta a sognare, la televisione invece a dormire”. Ma perché le persone hanno voluto così tanto vedere questo film? Il motivo appare tanto semplice quanto scontato; fino a questo momento Checco Zalone non ha mai deluso i suoi spettatori, regalando e sfornando film comici che fanno ridere dall’inizio fino alla fine. È questa l’aspettativa più importante che le persone hanno messo in conto prima di guardare il tanto atteso lavoro di Zalone. È cosi che le persone volevano uscire dalla sala, ridendo.

Peccato che alcuni invece siano usciti borbottando o addirittura chiedendo il rimborso del biglietto. Ma perché?

Questa volta il motivo è meno scontato, o per lo meno bisogna vederlo prima di capire.

Checco Zalone ha spinto le persone in una trappola a doppio taglio, sfruttando anche il trailer o la canzone tratta dal film per attirare quanta più attenzione possibile, scatenando i cosiddetti “Rumors”.

Insomma il film nasceva comico, ma le battute dove si può ridere sono poche, grette, se non contate. È certamente una interpretazione che fa sorridere, grazie anche alla bravura di Checco in sè, ma fa soprattutto riflettere.

Un dettaglio che fa la differenza, o meglio, un dettaglio che per alcuni avrebbe fatto la differenza, perché ad alcune persone evidentemente non piace riflettere, e non si sarebbero di certo scomodate a guardare un film per farlo.

A me è inaspettatamente piaciuto invece.

Sono entrato consapevole del polverone che avesse già sollevato essendo uscito da una settimana o poco più, ma mai mi sarei aspettato un film così diretto, impregnato di cruda verità e alla fine anche comico, di una comicità tutta sua, esclusiva, piuttosto sarcastica, un qualcosa che suscita il riso e poi ti fa pensare: “È proprio cosi che stanno le cose”

Probabilmente anche una comicità amara, provocatoria, che ha saputo toccare con mano tutti i punti che poteva toccare.

Checco Zalone ha preso la verità, l’ha accartocciata e ce l’ha sbattuta in faccia, ridendo, perché non si è mai abbastanza consapevoli di qualcosa finché qualcuno non ce la palesa davanti, ma del tema in questione dovremmo esserne consapevoli prima ancora che qualcuno ci spinga ad esserlo.

Si può ridere sopra alla mancanza di umanità da parte delle persone? Si, si può, se serve a dare una svegliata o uno schiaffo morale a chiunque non ce l’abbia.

Un lavoro riuscito egregiamente a Checco, tanto di cappello.

Il messaggio che vuole mandare all’Italia è chiaro, e spero che, tolti quelli che dopo aver visto il film si siano solo lamentati di non aver riso, per tutto il resto sia servito come lezione.

Di cosa dovremmo renderci conto? Del Paese in cui viviamo, delle scelte che si fanno e della poca considerazione che gli diamo.

Non siamo poi così lontani dai tempi in cui quando si provava a dare importanza a delle questioni che non riguardassero l’élite, ci si poneva con atteggiamento critico e di rigetto.

Bisogna parlarne e pure tanto, e il cinema fa bene a tutto questo, perché è, e deve essere uno strumento a nostro favore quando nessuno ha il coraggio di parlare.

Quello a cui Checco Zalone ci sottopone, quindi, è un esperimento sociale, per testare effettivamente quanto critica sia la situazione di noi italiani ad oggi, alle prese con uno scenario politico che non regge, che non convince nessuno, se non le persone ormai soggiogate da un discorso che più che razzista non può essere definito.

Prima gli italiani.

Si, prima gli italiani che stanno al caldo nelle loro case piuttosto che degli immigrati che si aggrappano a tutto ciò che hanno per non affogare in mare.

Queste persone non hanno colpe, se non quella di essere nate in paesi dove veramente si patisce la fame, e ogni giorno si lotta per sopravvivere.

Nel film sono tutte sfaccettature accentuate, perché la verità non si può nascondere, è limpida come l’acqua.

La trama è ricca di contenuti, che vanno dalla profonda differenza fra gli italiani e la popolazione africana, alla trasformazione che Checco ha nel corso del film fino a riconoscersi come immigrato stesso. È un modo di dire: “Possiamo screditare quanto vogliamo queste persone ma nei loro panni chiederemmo anche noi pietà.”

Un continuo altalenare di emozioni, che non tralascia proprio nulla, socialmente, politicamente, umanamente.

C’è poco da dire, per chi ha ancora un po’ di sale nella capoccia è una storia da 90 minuti di applausi.

La proiezione è un piccolo capolavoro in sè, che di scontato non ha proprio nulla, perfino il titolo appare stupido finché non lo si guarda e ci si rende conto che è invece il titolo più adatto da scegliere. “Tolo tolo”. Si, come il piccolo Dudu dobbiamo farci strada da soli, finché non riusciremo a sconfiggere finalmente queste ingiustizie intollerabili, cosi come nel film stesso un vecchio medico dice: “Per sconfiggere il razzismo serve solo tanto amore”.

Noi che siamo usciti dalla sala più maturi e consapevoli di prima, ci aspettiamo che davvero potrà essere cosi, chi invece è uscito borbottando, chiedendo indietro i soldi e inneggiando alla truffa, avrà ancora tanto da imparare, ma per ora, per quel che vale, ridiamoci sopra.